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Un'intervista al Preside
C’è aria di novità all’Istituto superiore “Des Ambrois” di Oulx. Aria che, del resto, tira ormai da più di vent’anni.
Da quest’anno, infatti, la scuola offre un’opportunità in più che va a vantaggio degli studenti di tutta la valle: l’istituzione di una classe europea. Ma in cosa consiste tale iniziativa? Abbiamo intervistato in proposito il preside dell’Istituto, il prof. Pietro Ainardi.
Professore, com’è nata questa idea?
L’idea di poter avere una sezione bilingue è nata negli ultimi anni, visti anche i rapporti sempre più stretti che abbiamo con la Francia. Noi siamo la scuola capofila del progetto la “scuola del vicino”, che unisce in rete scuole della provincia di Torino e di Asti con scuole francesi.
L’idea è anche nata dall’adesione molto alta degli allievi del liceo che sostengono l’esame di certificazione francese del DELF, riconoscimento esterno che permette, per ora, di avere riconoscimenti linguistici in Francia, ma sappiamo che l’ambasciata francese sta cercando di far riconoscere questo titolo come uno di quelli con cui è possibile evitare di svolgere i test d’ingresso di lingua straniera all’università.
Quali sono state le procedure che vi hanno consentito di mettere in atto il progetto?
Abbiamo presentato un dossier dove ci sono diverse informazioni sul liceo, come per esempio i tipi di indirizzo, tutti i rapporti avuti in passato con le scuole francesi, l’elenco dei ragazzi, dai 20 ai 30 ogni anno, che svolgono l’esame del DELF.
Poi abbiamo fatto la richiesta all’ambasciata francese e inviato il dossier.
L’abilitazione del progetto richiede che nella classe in questione si svolgano cinque ore di francese curricolari e, oltre al fatto di avere un interesse particolare per la lingua e la cultura francesi, viene anche richiesto di avere una materia curricolare italiana insegnata in francese. La scelta è caduta sulla materia di storia.
Quali sono le particolarità della classe europea?
Non è solo l’ora di storia in francese che fa di una classe una sezione europea, è proprio in generale l’attenzione verso la cultura e la lingua francese, il tipo di proposte che verranno fatte alla classe (come ad esempio un gemellaggio con Briançon) e il taglio che si darà alle lezioni.
Chi sarà ad insegnare storia in francese?
Noi, fortunatamente, avevamo la disponibilità del prof. Amato, insegnante di storia con alta competenza in francese. Il prof. Amato è stato “testato” dal consolato francese ed ha avuto l’approvazione per quel che concerne la sua formazione. Poi gli hanno consegnato la documentazione necessaria per adattare il suo insegnamento storico con la metodologia francese.
Storia sarà insegnata subito in francese?
No. Le lezioni in lingua cominceranno in progressione, perché potrebbero esserci studenti che non hanno mai fatto francese o che, comunque, l’hanno fatto ad un livello elementare. È necessario procedere con cautela perché è importante che i ragazzi lo vedano come un’opportunità aggiuntiva e non come una difficoltà. Quest’anno i ragazzi avranno tre ore di storia, di cui una con il prof. Amato. Gradualmente il livello di francese si alzerà, fino ad arrivare nel triennio con storia interamente in lingua.
Perché la scelta di un linguistico europeo? Quali sono i vantaggi?
In tutta Italia sono 22 le scuole con un indirizzo europeo, di cui cinque in Piemonte, noi siamo la seconda statale, dopo il Convitto Umberto I di Torino.
I ragazzi potranno in quinta sostenere un esame supplementare e facoltativo. La caratteristica delle sezioni linguistiche europee è che danno un’opportunità in più, non devono essere un vincolo o un obbligo.
I vantaggi sono di due tipi. Dal punto di vista didattico il vicedirettore del Centre Culturel francese di Torino, il prof. Pouget, garantisce il sostegno del Centre. Supporto che consisterà nell’offrire alle scuole europee tutte le iniziative che il Centre organizza.
Il secondo vantaggio è che, sostenendo quest’esame, gli studenti avranno un titolo aggiuntivo con cui potranno poi iscriversi a tutte le facoltà francesi. In futuro potrà essere normale per un alunno di questa classe iscriversi a Chambery, Grenoble o Lyon.
Quanti sono gli iscritti alla classe europea?
Mi pare siano 34. Quest’anno abbiamo scelto di non mettere un numero chiuso, perché vogliamo fare in modo che tutti abbiano una possibilità. Ci sono due classi: una interamente linguistica e un’altra in cui solo la metà è iscritta all’europeo (l’altra metà è iscritta al classico, n.d.r.).
Il progetto continuerà nel tempo?
Si spera di si. Per ora l’autorizzazione è quinquennale, il prossimo anno sicuramente ci sarà la possibilità di avere un’altra sezione europea. Ma dipenderà tutto dalla domanda di adesioni nei prossimi anni.
Per ora è soddisfatto?
Sì. Soprattutto perché è stato un riconoscimento per uno sforzo che avevamo già fatto prima, e questo è molto positivo: l’avere una classe europea, infatti, è stata una conseguenza logica a tutti i progetti che abbiamo sviluppato con la Francia.
“Abbiamo scelto di frequentare la classe europea perché darà più possibilità un domani ad andare a studiare all’estero, ma potrà dare un grande aiuto anche nel mondo del lavoro” sostengono gli alunni. Gli studenti sono venuti a conoscenza di questa opportunità attraverso le riunioni che la scuola ha organizzato con le famiglie, altri, invece, tramite studenti più grandi che li hanno indirizzati verso il Des Ambrois.
Abbiamo rivolto alcune domande anche al prof. Saverio Amato, che insegnerà storia in francese agli studenti.
Quali sono i riconoscimenti che le permettono di insegnare storia in francese?
Era indispensabile, nell’ambito del progetto, che ci fosse un insegnante di ruolo che conoscesse bene la lingua e che al tempo stesso svolgesse i programmi secondo le modalità del paese in questione, in più il professore doveva insegnare nel triennio, ma essere abilitato a farlo anche nel biennio. Avendo io insegnato nella scuola media diversi anni fa, ho un’abilitazione che mi permette di insegnare anche nel biennio. Visto, poi, che abito in Francia sono in grado di insegnare storia anche in francese.
Quale sarà il programma che seguirete?
Il programma di storia sarà quello adottato in Francia.
In Italia siamo abituati a correlare tra loro storia e filosofia, in Francia si uniscono, invece, storia e geografia. Visto che queste due materie vengono accorpate è evidente che la maniera di fare storia in Francia è diversa dal metodo italiano.
Come si concluderà il percorso formativo dei ragazzi?
In quinta ci sarà un esame, i ragazzi potranno scegliere se farlo oppure no. Se non lo fanno avranno in ogni caso una grande formazione culturale, ma, dal punto di vista burocratico, non avranno un riconoscimento scritto.
L’esame sarà interamente in francese, con modalità francesi, è ancora da decidere se sarà scritto o orale, ma c’è comunque tutto il tempo di definire le norme di svolgimento.
Quest’anno è in pratica un anno di assestamento, che vedrà collaborare gli insegnanti di storia e di francese insieme. Ci auguriamo che i risultati siano positivi.
Questa è anche una sfida che ci proponiamo, infatti non abbiamo una traccia da seguire in maniera fiscale, ma ci affidiamo alla competenza, all’invettiva e alla buona volontà di insegnanti e ragazzi, sperando che gli studenti possano trovare piacere nel fare questo tipo di esperienza.
