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| Poesie degli Insegnanti |
di Silvana Camusso
E’ il blu delle bacche
piccole come unghie di
gatto
che non mi aspettavo,
a ciuffi, di fianco
al sentiero
a spiare i miei passi.
Il blu rotondo.
Lascio fuori
il cimitero
ho pensato: questo
non lo avevo visto la volta scorsa.
E tu, te lo ricordi?
Sai, lì, sulla destra,
prima di arrivare all’ingresso.
LE TERRE D’OCRA
Come sono ocra anche
gli aghi di pino,
legati a due a due e aperti
come una forbice
ai miei piedi.
Belle le foglioline
di quercia ondulate,
sempre ai miei piedi ma
giro la testa e guardo
in alto a cercare l’albero
dal quale vengono.
Anche il bosco, sai,
non ricordavo.
Perché qui ti aspetti
il giallo, il rosso e
tutta la terra spruzzata che ci sta in mezzo
Fiume di colore che si trascina il resto…
Non voglio più aspettarmi nulla.
Ora vedo accanto
il poco che c’è.
Mi serve il così poco
che già lo sento troppo.
Descrivere è fatica
Osservare si fa prima
E assicura dolcezza
Gli occhiali servirebbero adesso.
Sì, con te ci sono stata
E sei il mondo…
(prima risposta ad una domanda “aperta”
che dovrebbe essere da QUALCHE PARTE NELL’ELENCO)
Ora vado anch’io
Ad affacciarmi alla balconata.
Aperta
2
Era tutto nero intorno
e sabbia fine sotto i nostri passi. L’Etna,
le sue spalle sotto i piedi. Ora scendo
e qui è solo luce.
Terra luminosa
Anche se il sole
è solo una promessa.
Scendere all’interno del cratere!
Lo faccio ora, qui è possibile:
un imbuto di crosta friabile mi sorregge
e le dune di fronte sono
pelle rugosa d’elefante
d’accarezzare con mano grande abbastanza…
potrei anche toccarla la creta
ma già così a lungo è stata modellata che
non mi va di lasciarvi altre impronte.
Le lascerò tra poco
quando sarò costretta a continuare
Senza più la passerella.
Pochi passi soltanto.
Intanto i pini
sono ancora tutti storti
O forse guardano soltanto nella stessa direzione.
Piegati è la parola giusta.
Dal vento.
Devo stare seduta, incollata qui
Perché è così tanto quello che c’è
Che cambiare il punto di vista ora
sarei vertigine
Come trattenere il tutto?
3
Mi avresti detto non sporcarti.
Invece sono diventata pennello
Erano i piedi a scrivere
e questa
è l’anima.
De l’autre côté de la route
le creste giganti
fiere d’esser lì dall’inizio
Mi trattengo dal raccogliere tutto
sassi schegge cortecce
Prendo su con le mani
un po’ di essenza
Essenza di pino
Essenza silvestre
Un cespuglio di castagno
non lo avrei detto qui
E uno scheletro di abete
rimasto bambino e già secco
sta lì
le braccia abbandonate.
Rimarrà a lungo
ancora
lì, in piedi,
scheletro in mezzo ai vivi.
Tutto quel verde ora mi abbaglia.
Sta sulla curva
Io non mi siedo sullo scalino colorato
che guarda la collina
oltre il verde che mi abbaglia.
Terzo rintocco di campana
che sposta una folata d’aria fresca e
me l’avvolge intorno
4
meno male che c’è il rosa dell’erica
perché adoro il rosa
specie quando ti guarda lui,
da sotto in su
e ci metteresti anche l’accento
tanto ti guarda insistente
Il paese, da qui,
è forse la foto migliore.
Intanto i turisti si
sono svegliati anche loro
e ci circondano
poco a poco
di passi e di voci:
suona la cassa
della grande chitarra
Che è il terrazzo sotto di noi.
La cattedrale.
Questa mi sta ora di fronte.
Io quell’anno non ero stata a Petra
E Petra non è così gialla,
ma Gaudì sorride
quando la osserva da lassù,
vorrebbe averla progettata lui.
Se potessi “ tirare la foto”
È qui, su questo sagrato rotondo,
fatto di fette di larice…
quando si dice rosso!
Du rosé, du rosé, du rosé…
Mi fa eco la guida che
accompagna il gruppo francese.
Tasti di un pianoforte
sotto le loro scarpe
che suonano ostinate.
5
Un domino di foglie mi guida
E SORPRENDE SENTIRE SOTTO
LE SUOLE SPESSE DI GOMMA
Il morbido delle strade di polvere
Se non ci fossero strade
Dove andrebbero i piedi?
Dove, per incontrare l’orizzonte?
Il verso insistente di un’anatra
sfiora l’enorme camino
che aspetta da sempre...
E certo, ci avrebbero cotto pane
croccante e profumato…
Se solo avesse una bocca
come tutti i forni hanno... Ecco,
ho capito:
quei mucchi di tronchi tagliati e
a mucchi appoggiati qua e là,
ai piedi del bosco,
stanno anche loro in attesa
perché vorrebbero
regalargli un fuoco
al forno di creta.
Ci attraversa il cielo
la cornacchia
Che avevo scambiato con il verso
di un’anatra.
Forse, a pensarmi animale
taglierei anch’io in
diagonale
la libertà di questo cielo
Ma posso solo chinare la mano a raccogliere una
tonda, tonda e lucente castagna
Sotto gli occhi
Ricci
dal color della terra.
Ma dell’edera che tappezza il camino
Ho già detto?
Smeraldo per metà
E per metà criniera.
Nidi di terra soffice
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prendo anche due aghi di questo pino o li lascio lì?
Così lunghiiii
Il pinnacolo che ho di fronte ora
è notevole
ma non m’interessa scriverne
È troppo
Notevole
Non saprei che dirne- se non che la sua duna di deserto
invita a scivolarci : tobogaaaa…….
Sto con la schiena ben ferma
contro il pino
dai lunghi aghi taglienti
E’ ora di ripartire?
Ecco, mi cade un moscerino nella sciarpa.
Vuole salutarmi
Le bacche blu hanno un’anima rossa!
Ecco perché se ne stanno qui
Come a casa loro…
P e r f e t t a m e n t e a casa loro
“L’essenziale è invisibile agli occhi”
ho scelto un albero
vi ho poggiato le mani
sinistra-destra
respirato la linfa
che saliva
dal terreno mi penetrava
e tornava a nutrire anche lui.
Ha una gobba lungo la schiena
il mio pino,
se la porta da quando era bambino
proprio come me.
ORA,
SE FOSSI VOCE, CANTEREI
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