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| Poesie degli Insegnanti |
di Filippo Bechis
Il paesaggio lontano dalla conca non mi tocca: spoglio,comune;
dal centro del colore il resto del mondo sembra dipinto solo con tonalità di grigio.
Lentamente pecepisco la mano dell'uomo e la sensazione esplode nella tranquillità dei miei sensi e mi rimbomba nel cranio: l'uomo ha scavato, sbancato, eroso, graffiato, bucato questa collina e il frutto di quello strupro secolare è questo canyon stupefacente.
Ora le guglie di sabbia e argilla mi ricordano i resti umani di antiche cattedrali: costruite prendendo alla terra e sventrate dal tempo.
L'aria intorno a me diventa odore. un odore di terra antica.
Le vedo ergersi dal verde dell'erba per ripetermi ciò che questo modno ocra mi stava già dicendo:
'Guardaci: siamo durate più a lungo di molte tue vite, siamo più grandi ed antiche, risplendiamo di mille sfumature, ma tu che duri e vivi per poco hai la capacità di meravigliarti di noi, di descriverci; noi solo sorgiamo nel silenzio'.
Si stanno consumando in silenzio, ha mala pena ho osato raccogliere e scorrere fra le dita una manciata di sabbia, ora invece soffoco la curiosità delle dita e non oso sfiorare la sottile crosta di terra e radici che ricopre la parete del sentiero: potrebbe staccarsene un frammento;
l'aria diventa odore ed io sarei complice dell'usura.
L'aria diventa odore in questo tempio del colore.
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