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E’ ovvio che in così poco tempo non si possa diventare poeti o istruttori di poesia e scrittura creativa, ma bisogna pensare che abbiamo fatto un primo passo di un cammino che, per sua stessa natura, non potrà mai arrivare ad una meta, anzi. Potremmo dire che la meta è un continuo divenire, divenire “poeti della propria Vita”. Perché è proprio di questo che si tratta: l’anima della scrittura creativa è la poesia, perché creare significa “dar vita” e quando si parla di VITA non si può non parlare della propria “poetica di vita”.
Parlare – insegnare scrittura creativa - poesia, significa collegarsi alla VITA.
Alla propria vita, a quella delle altre persone, alla vita che ci circonda: dobbiamo attingere al serbatoio infinito del VIVERE. Ma quando ci colleghiamo alla vita cosa troviamo? Troviamo tutti gli ingredienti necessari al nostro laboratorio: sensazioni, emozioni, sentimenti, stati d’animo … e non abbiamo bisogno d’altro. Attenzione! Non stIamo dicendo che per fare scrittura creativa e poesia non sia necessario avere un metodo, degli strumenti, stiamo dicendo che non bisogna confondere la causa con l’effetto. La causa è : “io VIVO e provo sensazioni, emozioni e sentimenti”; l’effetto del vivere è: “io ESPRIMO ciò che vivo” attraverso i miei atti e le mie relazioni con il mondo. La scrittura creativa e la poesia sono dei modi di comunicare ciò che provo. Lo stesso effetto lo potremmo ottenere dipingendo, cantando, recitando, facendo sport o svolgendo il nostro lavoro quotidiano. Se abbiamo chiaro tutto questo e ci colleghiamo al Vivere, al nostro vissuto e alla Vita che ci circonda, tutti quanti potenzialmente siamo in grado di gestire un laboratorio di scrittura creativa, senza bisogno di essere “esperti”, ma divenendolo giorno dopo giorno.
Dunque siamo potenzialmente pronti, ma cosa ci rende effettivamente capaci di realizzare questo percorso con i nostri studenti? La Consapevolezza, la consapevolezza che tutto questo esiste in noi ma anche, e soprattutto, in chi ci troveremo di fronte. Detto questo è ovvio che è assolutamente necessario un cambiamento di prospettiva: da insegnare “imprimere, lasciare un segno”, a educare “tirar fuori”; se cambiamo prospettiva iniziando a tirar fuori quello che già esiste negli studenti, potremmo lasciare loro un segno e non solo nella mente, ma anche nell’animo...